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CyberBullismo

In occasione di un importantissimo evento, come quello del 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è giusto poter riflettere e trarne spunto per iniziare a capire quanto la violenza, sotto tanti e sottilissimi aspetti, possa far del male fisicamente ma anche psicologicamente.

Una forma di comportamento violento e intenzionale, prepotente e oppressivo, di natura sia fisica che psicologica è sicuramente il bullismo. Questo fenomeno si basa su tre principi:

- intenzionalità;
- persistenza nel tempo;
- asimmetria nella relazione.

Ciò significa che un’azione intenzionale viene eseguita al fine di arrecare danno a qualcuno, inoltre viene portata avanti nel tempo ed è caratterizzata da uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione e chi la subisce.

Esistono diversi tipi di bullismo che si dividono principalmente in bullismo diretto, basato su una relazione diretta tra vittima e bullo e bullismo indiretto, meno visibile, più velato e implicito ma non per questo meno pericoloso. In base ai differenti casi, è possibile parlare di bullismo fisico, verbale, psicologico e cyber-bullismo.

Quest’ultimo è caratterizzato dalla presenza di uno o più bulli che inviano messaggi molesti alla vittima tramite sms, chat, oppure filmano o fotografano la vittima in momenti in cui non desidera essere ripresa ed inviano le immagini ad altri soggetti per diffamarla o crearle disagi di diverso genere.

Il termine cyberbullismo venne coniato nel 2002 dall’educatore Bill Belsey per definire nello specifico un atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui che, usando varie forme di contatto elettronico e vari dispositivi tecnologici, si scaglia contro una vittima che non è in grado di difendersi. Difatti, col termine cyber s’intende tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia e che viene generato da essa; col termine bullismo, invece, s’intendono quei comportamenti molesti ai danni di una persona. Di conseguenza l’unione delle due parole fa riferimento a tutte quelle forme di prevaricazione volontaria e aggressiva attuate da uno o molti, attraverso mezzi informatici, nei confronti di una vittima.

È bene sapere che i cyberbulli o bulli virtuali sono spesso anonimi o comunque si nascondono dietro a falsi profili o nickname e il materiale che usano può essere diffuso in tutto il mondo. Sicuramente il cyberbullo è un soggetto che ha delle problematiche da risolvere soprattutto con se stesso, infatti davanti ad uno smartphone o ad un pc si sente più forte e tende a fare ciò che nella vita reale non ha il coraggio di fare, approfittandosi della presunta invisibilità attraverso la quale vuole esprimere il proprio potere.

Proprio perché si tratta di comunicazione virtuale, il cyberbullo può definirsi semplicemente un leone da tastiera inconsapevole del male che provoca all’altro; infatti, le conseguenze più comuni sulla salute della vittima sono: ritiro dalla vita sociale, ansia, depressione e nei casi peggiori il suicidio. È evidente, dunque, l’urgenza e la necessità di prevenire sempre di più questi fenomeni di cyberbullismo che purtroppo sono in continua espansione.

È necessario, quindi, attuare dei procedimenti legislativi e realizzare progetti concreti di prevenzione rivolti alle scuole, alle famiglie e ai diversi ambiti più o meno professionali.

Lo scopo principale di questi interventi è quello di buttar giù quei muri costruiti dalla paura, spronare le vittime a parlare e far crescere dentro ciascuno di noi una consapevolezza e uno spirito critico nei confronti della rete che non sostituirà mai la nostra realtà e resterà sempre e solo uno spazio virtuale.

Federica Maria Sportelli

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