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 Mobbing

Nella scuola Italiana si parla solo del “bullismo” ovvero del “mobbing orizzontale tra alunni e del bossing, ovvero il mobbing verticale, dall’alto in basso, per esempio da parte del dirigente scolastico su un insegnante.

Molto di meno si parla del mobbing da parte di un insegnante sui genitori di un alunno, magari preso di mira perché in qualche modo “diverso”? Ma “diverso” da chi ?Bisognerebbe riflettere tutti quanti su questa domanda. A volte quando non si conosce un problema ci sa ha paura ad affrontarlo e questa in fondo è una reazione del tutto normale, non è normale invece il comportamento di alcuni insegnanti che volutamente si rifiutano di aiutare un bambino con delle difficoltà perché vogliono la classe perfetta !!!!

Il mobbing scolastico, in ogni caso, si ripercuote sui più deboli, cioè gli allievi e cosa più grave quando sono bambini piccoli , o direttamente, quando sono presi di mira da compagni o docenti, o indirettamente, perché un insegnante che non è sereno non può creare un buon clima educativo nelle proprie classi.

Ma che cos’è il Mobbing? Letteralmente significa “assalire con violenza psicologica”-E paradossalmente proprio nelle scuole, luogo di formazione per antonomasia che si stanno, sempre più, verificando fenomeni di Mobbing. Chi subisce il Mobbing soffre generalmente di Depressione ed è spesso una persona che vive una catastrofe emotiva composta dalla triade: depressione-ansia-panico- Gli effetti comportamentali di chi subisce il Mobbing sono il trasferimento, le dimissioni o l’autoeliminazione dall’ambiente di lavoro mentre le cause cliniche sono: sofferenze psicologiche , psicosomatiche e sociali.

Ma un genitore di un bambino con difficoltà piccole o grandi che siano, non può permettersi di passare tutto questo, perché deve essere forte e determinato ad aiutare il proprio figlio.

Heins Leymann definisce il mobbing come “una forma di terrorismo  psicologico che implica un atteggiamento ostile e non etico, infatti i genitori a volte si ritrovano a non saper cosa fare con queste insegnanti: l’unico a poter intervenire davvero è il dirigente scolastico.

Ma cosa si fa quando anche il dirigente non lo fa, o addirittura è direttamente o indirettamente l’autore delle violenze psicologiche, l’unica scelta oggi possibile, per tutelare il proprio figlio, è fargli cambiare scuola? Se ce lo si può permettere con una scuola privata, altrimenti?. Altrimenti, il risultato è un’infanzia o un’adolescenza rovinata dalle nevrosi di adulti che dovrebbero fare un altro mestiere? No! MAI! Non ci sono soluzioni o consigli concreti da poter dare a questi genitori perché, in pratica, non ce ne sono,  l’unica cosa che si può dire è di essere forti per l’ amore che hanno verso i lori figli! La scuola deve rispondere alle famiglie di tutti gli studenti, dato che non a caso la Costituzione Italiana attribuisce ai genitori il diritto e il dovere di istruire ed educare i figli.

Maria Giovanna Costa

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