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Henn Kim

“Non ho mai avuto un dolore che un’ora di lettura non abbia dissipato”: così Leonardo Sciascia ci ha donato una delle sue frasi più celebri.
Non c’è dolore che un buon libro non sappia curare.
La domanda è: Cos’è un libro? Cosa significa lasciare che un buon libro curi i nostri dolori? Ed esattamente, esiste ancora qualcuno che legge libri?
Nel ventunesimo secolo, parlare di libri equivale a parlare di un nokia 6110! (Ricordate snake? Ecco, quello lì.)
Eppure i libri rappresentano la più grande testimonianza della vita di un uomo. Mettere nero su bianco le emozioni, le paure, i dolori e i ricordi ci ha donato la letteratura. Molti di voi la conosceranno come quella disciplina scocciante che ci impongono di studiare a scuola.
Letteratura. Cos’è davvero la letteratura? E’ forse solo una materia scolastica di cui non ne capiamo il senso? O forse sono pezzi di carta di uomini che non avevano altro da fare se non annoiarci con la loro fissa per le parole?
Antonio Tabucchi, uno scrittore e accademico italiano, l’ha definita così: “La letteratura può essere il mezzo per caricare di senso una cosa di per sé insensata come l’esistenza.”
Letteratura è sentimento. Letteratura è parlare delle emozioni, dei turbamenti che la storia ha provocato negli uomini. Letteratura è sapere che ciò che riguarda il passato, ciò che gli uomini hanno vissuto non è solo passato. Lo hanno messo nero su bianco affinché potesse arrivare a noi, affinché potessimo riuscire a sentire quello che loro hanno sentito, riuscire a provare le loro paure, vivere quello che loro hanno vissuto.
Non è solo un manuale scolastico, non è solo un voto in più.
Che cosa saremmo senza La Divina Commedia di Dante Alighieri?
Chi non si è mai emozionato almeno una volta leggendo Il piccolo Principe di Antoine De Saint-Exupèry?
I libri ci aiutano a ricordare che siamo umani in un modo disumanizzato.
Eppure, i dati Istat confermano ciò di cui tutti siamo a conoscenza: sempre meno adulti, giovani e bambini leggono.
In Italia uno su cinque (18,5%) non svolge alcuna attività culturale, tra cui leggere un libro.
Il 62,7% degli abitanti del Sud Italia trascura la lettura, metà delle donne italiane “snobbano” i libri,  il 63,4% degli uomini non ha mai letto un libro.
Questi dati sono terrificanti, considerando che, se vogliamo essere positivi, soltanto il 45,5% degli italiani legge al massimo tre libri l’anno contro il 13,7% che legge più di un libro al mese.
Unico aspetto positivo di questi dati così negativi? Sono maggiormente i giovani a scegliere la lettura. Un dato inaspettato, si direbbe.
Probabilmente, molti di loro preferiscono un e-book o un pdf rispetto a un libro cartaceo, ma questo è solo una conseguenza del progresso.
La domanda che tutti si pongono è: perché nessuno apprezza più un buon libro?
E questa “crisi culturale” non riguarda solo chi legge, ma anche e soprattutto, chi scrive.
Diventare scrittore, scrivere poesie è l’ultimo tassello aggiunto al puzzle “sogno nel cassetto”.
Nessuno va più a vedere le figurazioni teatrali delle più grandi opere letterarie.
Si preferisce guardare un film in streaming piuttosto che dedicare quelle due ore a leggere un buon libro.
Cos’è successo? Quando l’uomo ha deciso che lasciarsi trasportare dalle emozioni delle parole non è più così interessante?
Chi possiamo incolpare?
Chi ha causato questa rottura profonda tra la letteratura e l’uomo?
È forse la scuola, in cui avviene il primo approccio dei giovani con la letteratura, che non trasmette il vero senso della lettura, di parafrasare un verso, di capire l’importanza di un testo letterario?
O è forse colpa di questo tedio del ventunesimo secolo che rifiuta e rigetta, quasi come fosse un’intolleranza, ogni forma di cultura impegnata?
Lascio a voi, carissimi lettori, libera facoltà di pensiero con una frase celebre di Gustave Flaubert:
“Non leggete come fanno i bambini, per divertirsi, o come gli ambiziosi, per istruirsi. Leggete per vivere.”

Ilenia Riccobene

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